Visualizzazione post con etichetta omaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omaggio. Mostra tutti i post

martedì 3 gennaio 2012

Mano (leggendo Wisława Szymborska)

Grande è la mano
che leviga i sassi
con la carezza del mare.
Grande è la mano
che strizza le nuvole
come panni bagnati.
E queste pietre
queste gocce di pioggia,
figlie di cielo e terra,
nascondono vite inerti.
Ci porgono il mistero
di questa esistenza,
parlano senza suoni,
gesticolano senza muoversi,
guardano oltre la luce
e odono i passi
dell’Universo.
Loro non credono in Dio.
Lo sono.

martedì 27 dicembre 2011

Morali


“La società, così come noi l’abbiamo costruita, non avrà posto per me, non ne ha da offrire. Ma la Natura, che versa la sua dolce pioggia sul giusto e sull’iniquo avrà per me recessi nelle sue rocce in cui nascondermi, e valli segrete nel cui silenzio potrò piangere indisturbato. Appenderà stelle nella notte, perché io possa camminare nel buio senza cadere, e manderà il vento sulle mie orme, perché nessuno possa inseguirmi per farmi del male; mi laverà nelle sue grandi acque e con erbe amare guarirà le mie ferite…”
 
Oscar Wilde, De Profundis

Scritta dal grande scrittore quando era in prigione per scontare colpe che oggi non sarebbero colpe...

Sussurri dalle tenebre (leggendo H.P. Lovecraft)


Sempre buio nella stanza.
Parlava l’incubo di flebili esistenze.
Rauche parole munte
ad un mondo  dove buio divora luce,
oscuro ventre dell’universo
popolato da stirpi celesti
ignote all’amore.
Sembrava svanire la follia superba
nei giorni che si consumavano d’angoscia.
Sbiadivano le mie forme
disciolte nei sussurri.
Sapevo la mia fine
e allucinata conoscenza fu visione.

venerdì 16 dicembre 2011

Omaggio ad Yeats

Un omaggio a questo grande poeta con il testo  che segue. 
La cantautrice Loreena McKennitt ha unito poesia e musica...

THE TWO TREES

by: William Butler Yeats (1865-1939)
Beloved, gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
The changing colours of its fruit
Have dowered the stars with merry light;
The surety of its hidden root
Has planted quiet in the night;
The shaking of its leafy head
Has given the waves their melody,
And made my lips and music wed,
Murmuring a wizard song for thee.
There the Loves a circle go,
The flaming circle of our days,
Gyring, spiring to and fro
In those great ignorant leafy ways;
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care:
Beloved, gaze in thine own heart.
 Gaze no more in the bitter glass
The demons, with their subtle guile,
Lift up before us when they pass,
Or only gaze a little while;
For there a fatal image grows
That the stormy night receives,
Roots half hidden under snows,
Broken boughs and blackened leaves.
For all things turn to barrenness
In the dim glass the demons hold,
The glass of outer weariness,
Made when God slept in times of old.
There, through the broken branches, go
The ravens of unresting thought;
Flying, crying, to and fro,
Cruel claw and hungry throat,
Or else they stand and sniff the wind,
And shake their ragged wings; alas!
Thy tender eyes grow all unkind:
Gaze no more in the bitter glass.

Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore,
L'albero santo sta crescendo là;
Originano dalla gioia i sacri rami,
E i tremuli fiori tutti che ne vengono.

I cangianti colori del suo frutto
Han dotato le stelle d'un'armonica luce;
La certezza della sua occulta radice
Ha impiantato quiete nella notte;

L'agitarsi della sua chioma frondosa
Ha donato alle onde melodia,
E sposato le mie labbra con la musica,
Per te mormorando una canzone di mago.

Là i figli di Giove compongono un cerchio,
L'ardente cerchio dei giorni che ci appartengono,
Rotando, ergendosi su e giù
In quelle grandi vie frondose inconsapevoli;

Ricordando la chioma tutta scossa
E degli alati sandali il guizzare,
I tuoi occhi crescono pieni di tenera cura:
Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore.

Non volger più l'occhio nello specchio amaro
Che i demoni, con la loro astuzia sottile.
Innalzano di fronte a noi quando essi passano,
O solamente per poco tempo fissalo;

Giacché vi cresce un'immagine fatale
Che la notte tempestosa accoglie in sé,
E radici mezzo nascoste dalle nevi,
E rami rotti ed annerite foglie.

Poiché cose malate portano a sterilità
Nel fioco specchio che recano i demoni,
Specchio della stanchezza esteriore,
Fatto allorché Dio dormì nei tempi antichi.

Là, attraverso i rami rotti, vanno
I corvi del pensiero senza riposo;
Volando, gridando, su e giù,
Artiglio crudele e famelica gola,

Oppur si fermano ed annusano il vento,
E scuotono le logore ali; ahimè!
I tuoi occhi gentili divengono del tutto scortesi:
Non volger più l'occhio nello specchio amaro.

Il rovo (leggendo W. Wordsworth)

Aggrappato alla costa di quel colle
Graffiava il vento ferito che gemeva.
Le spine erano fitte e in corolle
E di punger le vite non temeva.
 
Furono i giorni delle foglie verdi
Che tremavano come pallidi riflessi
Ad ingannare tutto ciò che perdi
Nei sogni che credevo a me concessi.
 
Sedevo così a fianco del cespuglio
Parlando ad un masso grigio e muto
Raccontando del ferito orgoglio
 
E di un amore che avrei voluto
Ma che come un tenero trifoglio
Nell'intrico di quel rovo si è perduto.

lunedì 12 dicembre 2011

E' caduto l'inverno (leggendo neraorchidea)

E' caduto l'inverno,
neve incerta
brilla di sciolti cristalli.
Luccica nei tuoi occhi,
lacrima sospesa
sul ciglio d'uno sguardo.
Sui rami si stende,
guanto di gelo
a raffreddar carezze 
perdute per sempre.
E' caduto l'inverno
a tinger la notte
di fiocchi danzanti
come lucciole bianche.
Sfinito nel ghiaccio
m'accontento di un sogno.

domenica 11 dicembre 2011

La lacrima di un angelo (leggendo J. Keats)

La lacrima di un Angelo
è un fiocco di neve.
Rugiada di un trifoglio
cresciuto sul crinale
della malinconia.

Era il mio cuore una nuvola viola (leggendo J.R. Jimenez)

Quando piangerà nel bosco
quella pioggerellina fitta di spilli,
sentirai nel silenzio tra gli alberi
le piccole creature trafitte.
Così io stanco di piangere
ho sussurrato alle orecchie del vento
il mio dolore.
Ed ora è stormir di foglie.

Le mani non hanno lacrime da piangere (leggendo Dylan Thomas)

Si gonfiano di vento come vele,
illuse dalla carezza delle nuvole
dai gesti volutamente impalpabili.

Si fanno volto stringendo palpebre
che come occhi stanchi
non sanno più vedere le forme dell’inganno.

Si chiudono, corolle di fiori senza sole,
rotolato giù dall’orizzonte ripido
nella notte di mani cieche smarrite.

Vorrebbero ma non possono piangere lacrime.
Si aprono come rami e fioriranno di ricordi.

Ti direi volentieri ma non posso (leggendo Vladimir Holan)

Ti direi
di quelle nuvole smaltate di rosso
come unghia finte tolte al tramonto.
Ti direi
di quella coperta blu
che è mare arricciato nei miei pensieri.
Ti direi
Di quella Luna pazza
che ride alla morte dei sogni d'innocenza.
 
Non posso parlarti di poeti assolti
né redimerne i versi.
Anche se il paradiso fosse verità
non vuol dire che sia vero.
Non posso dirti di alberi sfrondati dal dolore
né di erba che cresce la speranza.
Anche se l'inferno fosse inganno
non vuol dire che sia falso.
Ti dico solo
cibati di vita fin quando è vera
anche se non vuol dire che sia reale.

Dalla polvere della notte (leggendo Ingeborg Bachmann)

Brividi di un sogno.
Impercettibili come polvere
si posano sulle guancie del buio.
Con occhi rapaci e artigli uncinati
un falco peccatore acceca gli sguardi.
Non c’è voce di Luna
in questa notte assassina.
Vibrano ai vetri le urla della preda,
desiderio stanato dal rifugio
che l’angoscia gli aveva spalancato.
Invisibile è il sangue versato
nella solitudine cieca di paura.
Come figli che si perdono per sempre
i pensieri svaniscono nell’alba.

venerdì 9 dicembre 2011

Caravan (ascoltando Duke Ellington)

Docile dromedario
come anello di catena
trascinata sulla sabbia rovente.
Il tuo incedere divora il deserto
ruminando le dune.
Carovana dalle lunghe ombre
nel sole clemente del mattino,
traccia il cammino all'orizzonte.
Così di luce la vita abbaglia.
Così il vento scava i solchi nel volto,
granello dopo granello,
punge e brucia il dolore.
Labbra secche invocano
l'acqua, passo dopo passo,
nel miraggio di un'oasi impossibile.
Memoria sottile
si disperde come goccia di sudore.
Proseguo perché non posso fare altro.

Di mia nonna Graziosa 2

A grande richiesta ecco una seconda poesia
di mia nonna in siciliano...mi dispiace per gli
stranieri...

Amu lu silenziu

Amo la Maist
à di la natura
quann'
è di lu silenziu circunnata
di la campagna sempre mi 'nnamura
la granni calma d'ummira ammantata

Sutta li rami, stisa a la friscura
l'occhi 'nchiusi e la testa abbannunata
ascutari mi piaci mentri scura
di 'nsulitariu aceddu la cantata!

Li boschi cheti sempri cerchu, ed amu
ascutari la vuci di lu ventu;
ca suspirannu va tra ramu e ramu.

Ed amu di la notti lu misteru,
quann'
è chiù scura o vilata d'argentu
e la gran paci di lu cimiteru!

Graziosa Casella