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venerdì 9 marzo 2012

Il silenzio vive!

Il seguente brano è tratto da Do Androids Drean of Electric Sheep? Di Philip K. Dick
“Il silenzio. Lampeggiava dai mobili e dalle pareti; lo colpiva con un potere terribile, totale, come se fosse generato da un grande mulino. Si sprigionava dal pavimento, si levava dal tappeto grigio strappato che si stendeva da una parete all’altra. Sfuggiva dagli apparecchi rotti o semirotti in cucina, le macchine morte che non avevano funzionato per tutto il tempo in cui Isidore era vissuto qui. Fluiva dalla inutile lampada a stilo del soggiorno unendosi con la sua discesa vuota e senza suono dal soffitto macchiato di mosche. Esso riusciva in realtà ad emergere da ogni oggetto  che si trovasse il suo raggio visivo, come se esso – il silenzio – intendesse soppiantare tutte le cose tangibili. Da questo momento non assalì più soltanto le sue orecchie  ma anche i suoi occhi; mentre egli stava presso il televisore inerte esperimentò come il silenzio fosse visibile e, a suo modo, vivo. Vivo!”

martedì 7 febbraio 2012

Anfetamine

Tratto dal racconto, Il gatto di Phil K. Dick:
"Questa è una brutta notizia - disse Milt - Posso fermarmi a quel dispensatore automatico di anfetamina? Ho bisogno di uno stimolante per tirarmi su di morale."

martedì 27 dicembre 2011

Il silenzio vive!

Il seguente brano è tratto da Do Androids Drean of Electric Sheep? Di Philip K. Dick

“Il silenzio. Lampeggiava dai mobili e dalle pareti; lo colpiva con un potere terribile, totale, come se fosse generato da un grande mulino. Si sprigionava dal pavimento, si levava dal tappeto grigio strappato che si stendeva da una parete all’altra. Sfuggiva dagli apparecchi rotti o semirotti in cucina, le macchine morte che non avevano funzionato per tutto il tempo in cui Isidore era vissuto qui. Fluiva dalla inutile lampada a stilo del soggiorno unendosi con la sua discesa vuota e senza suono dal soffitto macchiato di mosche. Esso riusciva in realtà ad emergere da ogni oggetto  che si trovasse il suo raggio visivo, come se esso – il silenzio – intendesse soppiantare tutte le cose tangibili. Da questo momento non assalì più soltanto le sue orecchie  ma anche i suoi occhi; mentre egli stava presso il televisore inerte esperimentò come il silenzio fosse visibile e, a suo modo, vivo. Vivo!”

We can...

Il brano che segue è tratto da We can Build you, Phil K. Dick (1972) e in questo titolo c'è un famoso slogan della recente campagna elettorale americana... ma chi ci può costruire?
“La nascita, decisi, non è piacevole. E’ peggio della morte; è possibile fare filosofia sulla morte… e probabilmente voi lo farete: tutti l’hanno fatto. Ma la nascita! Non c’è alcuna possibilità di filosofare, di addolcire la pillola. E la prognosi è terribile: tutte le vostre azioni, tutti i vostri atti e pensieri non faranno altro che coinvolgervi, costringendovi a vivere ancora più 

Hoppy


(immagine presa dal sito ufficiale di Phil. K. Dick)

Hoppy è una dei personaggi principali e più inquietanti del romanzo “Cronache del dopobomba” di Phil K. Dick, titolo che ha ispirato  il nick di questo blog. Hoppy è un focomelico, le sue braccia e gambe non si sono sviluppate, sono solo dei moncherini. Questa malattia ci porta agli anni sessanta quando più di 10.000 neonati nacquero in queste condizioni. Le loro madri, incinte, avevano preso delle pillole contro la nausea che contenevano il talidomide, sostanza che solo dopo si scoprì avesse effetti nefandi sull’embrione. Quello che però voglio mettere in risalto è il fatto che questo strano personaggio va in sedia a rotelle e ha delle appendici elettroniche che sostituiscono le mani e le braccia comandate direttamente dal cervello. Hoppy sviluppa della capacità che potremmo definire “paranormali” . Riesce a vedere in trance il futuro. Sviluppa anche una grandissima abilità nel manipolare gli aggeggi elettronici, le macchine e le domina. Su cosa voglio farvi riflettere? Oggi anche noi abbiamo, inconsapevolmente, delle protesi elettroniche. Con i video e la TV la nostra vista si è sviluppata oltre misura. Anche la nostra voce si è ingigantita con i telefoni, le comunicazioni e arriva ovunque. Riusciamo a guardare nell’infinitamente piccolo, nel nostro corpo, abbiamo coscienza di cose inimmaginabili. Ci sono delle cose che possiamo fare solo attraverso l’ausilio di un artefatto. Tutto questo per merito dei “sensi” artificiali. Le “macchine”. Dick ne era ossessionato e ci narra della fusione fra le macchine come le intendiamo noi e le macchine biologiche che siamo. Sarà questo lo scenario futuro? Quale sarà il nuovo concetto di vita? Beh a vedere il mondo intorno mi sa che Dick aveva ragione…

martedì 6 dicembre 2011

Il gatto elettrico

I brani che seguono sono tratti da Do The Androids Dream of Electric Sheep? Di Phil K. Dick (1968).


Un'ora più tardi viaggiava sul furgone della ditta e aveva già prelevato il primo animale difettoso della giornata. Era un gatto elettrico: era disteso nella gabbia a prova di polvere, che aveva sistemato dietro nel furgone, e lo sentiva respirare affannosamente e irregolarmente...........
Il gatto si lamentava.
Oh, pensò ancora Isidore, sembra davvero che stia morendo. Forse la batteria dopo dieci anni, si è consumata e tutti i circuiti si stanno bruciando uno dopo l'altro......
.....il meccanismo elettrico inserito sotto il suo pelo grigio che sembrava autentico, gorgogliava e ribolliva, mentre gli occhi erano vitrei e le mascelle bloccate in una stretta affannosa. Questo non finiva mai di stupirlo: le malattie dei circuiti interni degli animali falsi. La macchina che ora teneva in grembo era stata concepita in modo che quando un suo componente primario saltava, tutto l'animale nel suo sistema appariva in preda ad una malattia organica. Lo avrei facilmente preso per vero, si disse Isidore, mentre frugava tra la pelle dello stomaco.......Rinunciò. Il gatto falso aveva ormai smesso di funzionare del tutto.....

In questa società futura la massima aspirazione di una famiglia è quella di possedere un animale vero. Ma ormai sono rarissimi e sono sostituiti da costosissimi simulacri elettronici fatti in maniera così verosimile che anche quando si guastano la loro morte sembra vera...ma cosa è il vero? Cosa è la vera vita? Interrogativo sempre più pressante nella nostra società artificiale....

Pazzia

Questo brano è tratto da Follia per sette clan di Phil K. Dick
-Sono pazzo? - chiese a Lord Running Clam
.....
Pazzo - rispose la creatura bavosa – è, strettamente parlando,
un termine legale.
..................................
Ed io vi chiedo c'è un confine tra pazzia e normalità? O è solo una questione di gradazione?

Le formiche elettriche

Questo brano è tratto da "The Electric Ant" (1968).
 Traduzione di Maurizio Nati.
 
«Non dovrebbe ricominciare a videofonare così presto» disse il dottore mentre studiava
la sua cartella clinica «Signor Garson Poole, proprietario della Tri-Plan Elettronica. Che
costruisce dardi di identificazione capaci di rintracciare la loro preda nel raggio di mille
miglia, in base alla lunghezza d’onda encefalica. Lei è un uomo di successo, signor Poole.
Eppure, caro signor Poole, lei non è un uomo. Lei è una formica elettrica.»
«Cristo!» disse Poole, stupefatto.
 
«Per cui non la possiamo curare qui, ora che l’abbiamo scoperto. Naturalmente, ce ne
siamo accorti non appena abbiamo esaminato la ferita sulla mano destra; abbiamo visto i
componenti elettronici e poi abbiamo fatto una lastra a raggi X del torace, che ovviamente
ha confermato la nostra ipotesi.»
 
«Cos’è una formica elettrica?» chiese Poole. Ma in realtà lo sapeva; sapeva a cosa ci si
riferiva con quel termine.
 
«Un robot organico» rispose un’infermiera.
 
«Capisco» disse Poole. Gli vennero i sudori freddi, per tutto il corpo.
 
«Non sapeva di esserlo?» chiese il dottore.
 
«No» rispose Poole scuotendo la testa.
 
Il dottore aggiunse: «Ci capita una formica elettrica più o meno una volta alla settimana.
Arrivano qui per un incidente a un razzo – come lei – oppure chiedono il ricovero
volontariamente... formiche che, come lei, non hanno mai saputo di esserlo, che hanno
funzionato insieme agli esseri umani, credendo di essere – esse stesse – umane. Per
quanto riguarda la sua mano...» Si interruppe.
 
…………………..
 
Robot organici che non sanno di esserlo. Individui mescolati a noi che non sappiamo di loro. Sembra un futuro lontano. Le macchine intese come organismi. Vi sembra impossibile? Non so a me certe volte gli uomini non mi sembrano altro che macchine…

I non morti

I brani che seguono sono tratti dal racconto I Hope I Shall Arrive Soon (Spero di arrivare presto 1980) di Philip K. Dick, traduzione di Vitttorio Curtoni.

Dopo il decollo, la nave eseguì un controllo di routine sulle 60 persone che dormivano nelle sue vasche criogeniche. Risultò un'avaria alla persona numero nove. Il suo encefalogramma indicava un'attività cerebrale.
-Merda – si disse la nave.
Complesse apparecchiature omeostatiche si inserirono nel circuito e la nave si mise in contatto con la persona nove.
- Sei leggermente sveglio – disse la nave, servendosi del percorso psicotronico. Era inutile riportare in stato di piena coscienza la persona numero nove; dopo tutto, il volo sarebbe durato un decennio.
..........

- Quello che farò – gli comunicò la voce della nave – sarà fornirti stimoli sensoriali. Il rischio che corri è la privazione sensoriale. Se restassi in stato di coscienza per dieci anni, la tua mente si deteriorerebbe. All'arrivo al sistema LR4 saresti un vegetale.
- Cosa hai intenzione di fornirmi? - disse Kemmings, in preda al panico. - Cosa hai nelle tue banche di informazioni? Tutte le soap opera dell'ultimo secolo? Svegliami e me ne andrò in giro.-
- Io non contengo aria – disse la nave – Non c'è niente da mangiare. Nessuno con cui parlare, visto che tutti gli altri dormono.
Kemmings disse:- Posso parlare con te. Potremmo giocare a scacchi.
- Non per dieci anni. Stammi a sentire. Ti ho detto che non ho cibo ed aria. Devi restare nello stato in cui ti trovi... un brutto compromesso, ma siamo costretti ad accettarlo. In questo momento mi stai parlando. Io non ho banche particolari di informazioni. In situazioni del genere la prassi è questa: ti fornirò le tue memorie sepolte, mettendo in rilievo quelle più piacevoli. Tu possiedi 206 anni di ricordi, che in buona parte sono spariti nell'inconscio. Una splendida fonte di dati sensoriali per te. Non lasciarti abbattere...-
..........

Vi ho proposto questi brani per farvi riflettere sulla condizione di quelle persone che, colpite da qualche male o in seguito ad un incidente, restano completamente paralizzate ma con la mente cosciente . E' capitato ad una mia zia, in seguito ad una operazione al cervello per l'asportazione di un tumore benigno, per complicazioni avvenute (o sbaglio?), è entrata in un coma durato 4 anni. Totalmente paralizzata, ci capiva e rispondeva sbattendo le ciglia. E' morta dopo questa lunga fase di morte non morte, terribile, lancinante, impossibile da comprendere. E rifacendomi al racconto forse solo i ricordi sono stati la sua compagnia...

Una società di folli

I brani che seguono sono tratti da Clans of The Alphane Moon di Philip K. Dick (1968).
Traduzione italiana di Ferruccio Alessandri (Follia per sette clan).

Ma c'era una categoria ancor più sinistra, che in cuor suo Mary si preparava a dover affrontare. La violenza dei maniaci era data solamente da un impulso e si limitava per lo più a quello: alla peggio si sarebbe manifestata in un accesso d'ira, in un'orgia temporanea di furore che si sarebbe poi smorzata. Ma al contrario da parte di un paranoico ci si doveva aspettare una fredda, sistematizzata e permanente ostilità. Non si sarebbe smorzata da sola con il tempo, ma ne sarebbe accresciuta, trasformandosi in qualcosa di sempre più elaborato. Il paranoico possedeva una capacità analitica e calcolatrice di primo ordine: aveva un'ottima ragione per ogni sua azione, ed ognuna di esse rientrava sempre a far parte di uno schema molto complesso.............
........E, cosa ben più grave, diversamente dal maniaco-depressivo e dall'ebefrenico, oppure dal semplice schizofrenico-catatonico, il paranoicosembrava razionale.
........

Mary disse:
- Secondo la mia teoria, i diversi tipi e sotto-tipi di malati mentali su questo mondo dovrebbero essere divisi in classi, qualcosa come nell'antica India. Queste persone, gli ebefrenici, dovrebbero essere equivalenti agli intoccabili. I maniaci dovrebbero formare la classe guerriera, priva di paura: una delle più alte.-
- I Samurai,- mormorò Mageboom. - Come in Giappone.-
- Si. I paranoici, o meglio i paranoici-schizofrenici, dovrebbero costituire la classe di governo: sono in grado di sviluppare un'ideologia politica e dei programmi sociali, con la loro visione senza ostacoli delle cose. Mentre i semplici schizofrenici...-
Ci pensò qualche minuto.
- Dovrebbero corrispondere alla classe dei poeti, poiché molti di loro sono visionari religiosi, così come alcuni Eb - ..........
Mary si sforzò di ricordare quali altre categorie esistessero.
- Potrebbero essercene alcuni con idee ambivalenti, semplici psicotici con forme avanzate di neurosi ossessive-coercitive, quelle che vengono definite come disturbi dienfalici. Non sarebbero per nulla violenti e formerebbero i quadri del clero......-
.....................
Allora quanto assomiglia questo mondo di folli al nostro?

Spiati

Questo brano è tratto da Clans of The Alphane Moon di Philip K. Dick (1968).
Traduzione italiana di Ferruccio Alessandri (Follia per sette clan).

Di colpo, Chuck si sentì spaventato e invaso da uno strano senso di impotenza: non era neppure stato capace di andarsene, di trovare un conapp in cui vivere senza che Mary riuscisse a rintracciarlo. Gli sarebbero bastati pochi giorni, non di più e Nat Wilder avrebbe potuto procurargli la protezione della legge, ma oramai a quel punto lui era impotente: doveva confessarlo.
Gli era facile immaginare in che modo lei avesse potuto rintracciarlo tanto in fretta: i rivelatori elettronici di posizione erano in vendita ovunque e a buon mercato. Oppure, e questo era molto più probabile, Mary si era rivolta ad un Occhio-Spia, una delle tante agenzie investigative robot, aveva ottenuto l'uso di un annusatore e gli aveva mostrato il suo schema encefalico. E quello ora lo avrebbe seguito in ogni luogo avesse pensato di nascondersi. Ormai, rintracciare qualcuno nel caos delle grandi città, era diventato una scienza esatta. Così, una donna determinata a localizzarti, riflettè amaramente Chuck, lo può fare con tutta facilità.

.............

Vi sembra fantascienza? Oggi la tecnologia ha fornito gli strumenti che sono alla base di questo futuro probabile. Rilevatori satellitari, intercettazioni telefoniche, controllo dei contenuti di mail e siti, i nostri movimenti sul web, telecamere piazzate dapertutto; i chip sottocutanei sono già una realtà e i rilevatori di impronte, i lettori di pupille li troviamo all'ingresso degli istituti di credito e altri edifici. Immense banche dati contengono le informazioni di carte di credito e movimenti bancari.  Insomma i mezzi per sapere tutto di noi e dove ci troviamo sono al servizio di chi vuole trovarci, spiarci, controllarci. Occhi-Spia e Annusatori forse già li stanno sperimentando..Questo 

Ricordi - 2


Brano tratto da The time out of joint di Philip k. Dick (1968)
pubblicato in italiano con il titolo L'uomo dei giochi a premio.

- E' su per giù la stessa cosa.
- La voce di Black lo raggiunse mentre stava entrando nel bagno.
- Stessa cosa in corno! - borbottò Vic. Il mal di stomaco lo rendeva di cattivo umore. Nel buio tese una mano in cerca della cordicella per accendere la luce.
- Sbrigati, caro! - gridò Margo. Quante carte vuoi? Vogliamo andare avanti e tu ci tieni bloccati.
- Va bene, va bene - borbottò lui, cercando sempre la cordicella. - Ne voglio tre, in sostituzione delle tre verso l'alto del mazzetto.
- No, no. Vieni tu a prenderle, se no poi brontoli che abbiamo preso le carte sbagliate - intervenne la voce di Ragle.
Non era ancora riuscito a trovare la cordicella della luce. La nausea e l'irritazione crebbero in lui e Vic cominciò ad agitare irosamente le braccia al buio. Sbatté la testa contro uno spigolo dell'armadietto dei medicinali e cominciò ad inveire.
- Cos'è successo? Stai bene? - Gli chiese Margo dal basso.
- Non riesco a trovare la cordicella della luce! - esclamò lui imbestialito. Voleva prendere la pillola e tornare a giocare la sua mano. "La perfidia delle cose inanimate" pensò. Poi all'improvviso, ricordò che non esisteva nessuna cordicella, ma un regolare interruttore , vicino alla porta, all'altezza della spalla. Lo trovò senza difficoltà, accese la luce, prese il flacone dall'armadietto, inghiottì la pillola con un sorso d'acqua e tornò di corsa nel salotto.
Perché aveva cercato la cordicella per accendere la luce? Cercava qualcosa di ben preciso, una cordicella penzoloni in un punto ben determinato. "Non mi muovevo a caso, come in un luogo sconosciuto" si disse. "Cercavo la cordicella che ho tirato un'infinità di volte, tante volte da crearmi un riflesso condizionato."
- Non vi è mai successo? - domandò sedendosi al tavolino.
- Gioca - disse perentoria Margo.
Vic scelse le tre carte, pagò per giocare, accettò il rilancio e si accese una sigaretta. Junie Black raccolse la vincita col suo solito sorriso.
- Non vi è mai successo cosa? - chiese Bill Black.
- DI cercare qualcosa che non esiste.
..................

Vi è mai successo? Rilancio io. A me si! Cosa si può nascondere dietro questi episodi? Esiste una realtà parallela reale o è un parto dei nostri ricordi? C'è un velo che nasconde la realtà delle cose? Della nostra stessa esistenza? Interrogativi alla Dick...

Aborto Post-partum

 I brani che seguono sono tratti dal racconto: The Pre-Persons (1974)
Traduzione di Delio Zinoni (Le Pre-Persone)
Walter stava giocando a nascondino quando vide il furgone bianco al di là della macchia di cipressi , e capì subito cos'era. Pensò: è il furgone dell'aborto. E' venuto a prendere qualche bambino per un aborto post-partum. E forse, pensò, l'hanno chiamato i miei genitori. Per me.
.....
- Ascoltami Walter - disse Cynthia Best, inginocchiandosi e prendendogli le mani tremanti. - Ti prometto, io e il papà, ti promettiamo, che non ti manderemo mai alla clinica. E poi sei troppo grande. Prendono solo i bambini sotto i dodici anni.
- Ma Jeff Vogel...-
- I suoi genitori ce l'hanno mandato prima che fosse approvata la nuova legge. Adesso non potrebbero più, legalmente. E neppure tu verresti accettato. Senti... Tu hai un'anima, la legge dice che un bambino di dodici anni ha un'anima. Perciò non può andare alla clinica, capisci? Sei salvo. Ogni volta che vedi il furgone , puoi star sicuro che è per qualcun altro e non per te. Mai più. E' chiaro? E' per qualche altro bambino più piccolo che non ha ancora un'anima, che è una pre-persona.
.....
- Forse qualcuno che voleva un bambino è andato alla clinica, l'ha visto e l'ha adottato . Forse ha trovato genitori migliori, che si occupano di lui. Li tengono trenta giorni prima di distruggerli. - Si corresse: - Di metterli a dormire, voglio dire.
.....
Se solo non sapessi che succhiano l'aria dai polmoni dei bambini, pensò. Che li uccidono in quella maniera.
..........
Devo dire che sono stato tentato di postare per intero il racconto ma non si può. E' agghiacciante e l'idea di una società dove le coppie possono disfarsi dei propri figli dopo la propria nascita è da incubo. Dick immagina un mondo futuro privo di molte risorse e lo stato compiacente inventa una legge che ignora che l'essere vivente non ancora sviluppato possa avere un'anima... Chiaramente il racconto suscitò la violenta reazione del movimento abortista ma Dick replicò che non attaccava il diritto delle donne ma soltanto essere solidale con chi non ha potuto vivere. Che dire è un tema troppo lacerante ma che mi coinvolge in prima persona. Mia madre, in tempi in cui l'aborto non era legale, andò due volte per abortire ma non trovò nessuno, poi mia nonna la convinse e ora sono qui a parlarvi di questo... ma questa non vuole essere una presa di posizione.

Vivremo nei frigoriferi?


I brani che seguono sono tratti da:
The Three Stigmata of Palmer Eldritch (1964)
di Philip K. Dick
Traduzione italiana di Ugo Malaguti. (Le tre stimmate di Palmer Eldritch).

Sotto di lui, in quel momento, il pavimento vibrò, e si udì un ronzio profondo. Il sistema di raffreddamento dell'edificio era entrato in funzione. La giornata era cominciata. Fuori dalla finestra di cucina il sole rovente e ostile prese forma al di là degli altri edifici visibili dal suo punto d'osservazione; Barney chiuse gli occhi, per proteggersi dal riverbero. Sarebbe stata un'altra giornata d'inferno...
..........
Il ghiacciaio chiave, Ol' Skintop, si era ritirato di 4,62 Grable durante le ultime ventiquattrore. E la temperatura di New York, a mezzogiorno, aveva superato di 1,46 Wagner quella del giorno precedente. Inoltre l'umidità, causata dall'evaporazione dell'oceano, era aumentata di 16 Selkirk. Così era più caldo e più umido; la grande processione della natura avanzava inesorabilmente...
..........
...Un giorno, si disse, farà tanto caldo che nulla potrà impedire a questa baracca di fondersi; ricordò il giorno in cui la sua collezione di long-playing si era fusa trasformandosi in un mucchio di plastica collosa; questo era accaduto nel '4 a causa di un guasto momentaneo al sistema di raffreddamento. Adesso aveva dei dischi metallici; una lega speciale che non si fondeva. E nello stesso momento tutti i pappagalli e tutti gli uccelli ming venusiani dell'edificio erano morti sul colpo. E la tartaruga del suo vicino era morta bollita.
..........
Dick scrisse questo romanzo nel 1964 ma immaginò, profeticamente, un innalzamento della temperatura che costrinse l'umanità ad evitare il giorno e a vivere in enormi edifici raffreddati come frigoriferi. Questo scenario sta cominciando a divenire reale. Dobbiamo stare fermi a guardare? Possibile che gli interessi economici debbano prevalere su tutto? Domande...

L.S.D.

I brani che leggerete di seguito sono tratti da: A Maze of Death di Philp K. Dick. (1970)
Traduzione italiana di Vittorio Curtoni (Labirinto di morte).
L'autore nella breve prefazione da lui scritta afferma:
Nel romanzo, le esperienze di Maggie Walsh dopo la morte sono basate su una mia esperienza con l'L.S.D.. Fino ai minimi dettagli.
..........
“Coll'aumentare dei cerchi il potere, la bontà e la sapienza da parte di Dio diminuivano, cosicché alla periferia del cerchio maggiore la sua bontà era poca, la sua sapienza era poca; troppo poca per permettergli di osservare il Distruttore Formale, che fu chiamato ad esistere dai gesti con cui Dio organizzò la forma....”
..........
Aveva visto di nuovo ciò che aveva già visto. Ogni volta che era giunta in prossimità del Palazzo, aveva distinto con estrema chiarezza la grande placca di metallo piazzata sfacciatamente sull'ingresso principale.
MEKKISRIA
Con le sue conoscenze di linguistica, era riuscita a tradurla già dalla prima volta. Mekkis, la parola ittita che significava potere; era passata nel sanscrito, poi nel greco, nel latino, e finalmente nelle lingue moderne come macchina meccanico. Quel luogo le era negato; non poteva entrarvi, al contrario di tutti gli altri.
Vorrei essere morta, disse fra sé.
Lì si trovava la fonte dell'universo... almeno secondo le sue teorie. Lei credeva che la teoria di Specktowskj sui cerchi concentrici d'emanazioni progressive fosse vera alla lettera. Ma secondo lei non aveva nessun rapporto con la Divinità: si trattava di fatti materiali, senza aspetti trascendenti. Quando ingoiava una pillola si elevava, per un breve attimo, ad un cerchio più alto, più piccolo, con maggiore concentrazione e intensità di forza. Il suo corpo pesava di meno; le sue capacità, i suoi movimenti, il suo dinamismo, tutto funzionava meglio, come se avesse dentro un propellente eccezionale. Brucio meglio, disse a se stessa mentre s'allontanava dal Palazzo, tornando verso il fiume.
...........
Droga e Divino si mescolano lascio queste parole ai vostri commenti.

Ricordi

Questo brano è tratto dal racconto:
We Can Remember It For You Wholesale (tradotto in Ricordi in vendita)
di Philip K. Dick

Appena sceso dal taxi, Douglas Quail si diresse lentamente verso una porta moderna ed invitante, attraversando tre affollati marciapiedi pedonali. Là si fermò, ostacolando il traffico mattutino, e lesse con attenzione l'insegna al neon multicolore. In passato aveva già esaminato quell'insegna... mai però tanto da vicino. Stavolta era diverso; ciò che stava per fare era un'altra cosa, qualcosa che prima o poi sarebbe dovuta accadere.
RIKORD, SOCIETA' PER AZIONI

Era questa la risposta? Dopo tutto un'illusione, non importa quanto realistica rimaneva pur sempre un'illusione. Almeno, oggettivamente. Ma soggettivamente... era l'esatto contrario.

............

Nel nostro futuro possibile potrebbe starci anche questo. Ci venderanno i ricordi, manipolando il nostro cervello. Questi ricordi indotti per noi saranno realtà. Allora che differenza c'è? Siamo sicuri di sapere il vero significato della realtà? E' ciò che crediamo che sia o ciò che comunque è fuori di noi?

Sognare

Coloro che sognano durante il giorno sono a conoscenza di molte cose che sfuggono a coloro che sognano durante la notte.
Edgard Allan Poe
E io mi domando dobbiamo vivere sognando? O possiamo sognare di vivere?

Autismo



A volte mi chiedo se il diverso modo che ognuno di noi ha di percepire il mondo non sia dovuto ad un diverso modo di percepire il tempo... come se avessimo un orologio che va qualche secondo avanti o indietro. C'è poi chi potrebbe avere uno scandire del tempo dilatato. Leggete questo brano:

Tratto da Martian time-slip (1964)
di Philip K. Dick
traduzione di Carlo Pagetti

Salve Manny – disse il signor Steiner a suo figlio.
Il bambino non alzò la testa nè mostrò alcun segno di essersi accorto della sua presenza; continuò a giocherellare con l'oggetto che teneva in mano.
..................
C'è una nuova teoria sull'autismo – disse il dottor Glaub – Viene dal Burgholzli in Svizzera. Vorrei parlarne con lei, perchè pare offrirci una nuova strada da tentare con suo figlio.
Ne dubito – disse Steiner.
Il dottor Graub parve non avere udito; continuò: - Sa, parte dall'ipotesi che l'individuo autistico sia affetto da un'alterazione del senso del tempo: l'ambiente circostante risulta talmente accelerato che egli non può affrontarlo; in realtà, è incapace di percepirlo nel modo corretto, proprio come capiterebbe a noi se assistessimo ad un programma televisivo trasmesso a grande velocità. Gli oggetti si moverebbero talmente in fretta che diventerebbero invisibili, e il suono diventerebbe una cosa incomprensibile... capisce? Solo più una confusione di rumori di timbro altissimo.
................